I lavori per realizzare la Comunità pedagogica educante di Povegliano Veronese proseguono

15/05/2024

Il disagio psicologico giovanile, è esploso dopo la pandemia, ma non trova ascolto e aiuto.
Secondo una recente indagine sugli adolescenti, il 41% ritiene che la propria salute mentale abbia risentito negativamente dell’isolamento post Covid e il “il 37% la propria vita in generale”
Bullismo, cyberbullismo, abuso dei social e dei videogame, disturbi del comportamento alimentare sono fenomeni acuiti dalla pandemia Covid-19. Famiglie e ragazzi hanno spesso difficoltà a trovare un percorso di ascolto e assistenza nel Servizio sanitario pubblico. Una situazione che sta diventando allarmante. “Il disagio psicologico dei giovani – afferma Alberto Villani, docente di Pediatria a Tor Vergata – non è la novità di oggi. Ciò a cui stiamo assistendo, con la crescita di questo tipo di problematiche, è l’esito di una totale mancanza di politiche sociali. E ora la pandemia sta diventando un alibi“. Il Covid “ha reso esponenziale un problema a cui non si era posto rimedio. I dati sulle condizioni della scuola e di altri indicatori sociali sono preoccupanti da anni. È un fatto che nelle nostre scuole non ci sia possibilità di fare sport, di avere una refezione didattica, di avere un’occupazione sana del tempo in un ambiente controllato”.
Il disagio psicologico “deriva dal fatto che non c’è attenzione. Si lasciano i ragazzi da soli, considerando che la maggioranza sono figli unici, e non si offrono punti di aggregazione sana. Nel post pandemia si sono osservate una serie di patologie tipiche delle guerre e delle catastrofi, ovvero un aumento dei tentati suicidi, le crisi di agitazione psicomotoria e ansia. Ma è un trend atteso, osservato in questi frangenti, sarebbe sorprendente che non fosse così. Servono serie misure perché i bambini possano fare sport, educazione al bello, alla musica… in maniera gratuita e in strutture controllate”.
Purtroppo l’Italia investe poco in politiche educative: nel nostro Paese solo l’8,2% della spesa pubblica finanzia l’istruzione, contro il 9,9% della media europea. La scarsa attenzione al settore educativo può essere considerata uno dei fattori che acuiscono i problemi della scuola italiana, quali il basso livello di competenze degli studenti e gli alti tassi di dispersione scolastica. Le difficoltà degli studenti si trasferiscono poi nel mondo del lavoro, dando origine a fenomeni come l’aumento dei NEET, che secondo le stime di Eurostat sono più di 2 milioni in Italia, facendo di noi il Paese europeo con più giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione.

La comunità pedagogica
L’emergenza pandemica ha fornito l’occasione di ristabilire, nel dibattito sulle politiche educative, la centralità della comunità pedagogica. Una comunità è tale quando costruisce un sistema di relazioni orientate dalla consapevolezza di un fine comune; è un aggregato di persone accomunate da un medesimo territorio, che condividono spazi vitali e relazionali. La comunità sostiene la singola persona sia nella sua crescita personale, sia nel suo percorso di partecipazione allo sviluppo della collettività e di ricerca del bene comune.
La comunità pedagogica valorizza il pluralismo dei “corpi intermedi”, quali per esempio scuola, famiglia, associazioni, enti educativi extrascolastici, che devono ricercare forme di collegamento pedagogico intersettoriale.

A Povegliano Veronese, su mandato dell’Amministrazione comunale, stiamo realizzando una comunità pedagogica con questi obiettivi:
costruire una sensibilità pedagogica ed una coscienza educativa condivise, così da superare la chiusura della prospettiva educativa dentro le mura dei luoghi dell’educazione e promuovere l’allargamento di responsabilità pedagogica dell’intera comunità territoriale;
passare dalla ricognizione e dal confronto delle pratiche educative presenti alla riflessione condivisa sulle pratiche stesse;
realizzare iniziative condivise destinate a migliorare il benessere di bambini, adolescenti e giovani.

Si tratta di un percorso di media durata, che chiede l’impegno di tanti attori. Ma riteniamo sia il lavoro corretto per formare ed interessare gli adulti, che hanno la responsabilità di migliorare il benessere dei figli, attraverso la creazione di un sistema di collaborazione efficiente.

Sabato 11 maggio abbiamo terminato la prima fase, chiamata “Rendere visibile l’invisibile”, in cui
tutti i referenti di comunità si sono incontrati insieme
. Nel dialogo è stata illustrata la situazione dei pre-adolescenti e adolescenti di Povegliano, legata principalmente a 3 aree fragili: dipendenze, gestione della rabbia, noia del tempo libero, mostrando come la situazione sia trasversale a tutte le agenzie formative della comunità: parrocchia, scuola, sport e gestione del tempo libero, illustrando il beneficio di un intervento educativo che guardi il ragazzo nella sua interezza e non nel singolo momento della settimana che interagisce con l’ente e, infine, accompagnando alla riflessione e domanda: se un ragazzo di Povegliano si trovasse in difficoltà nella fase di crescita adolescenziale da quale adulto si recherebbe per chiedere un consiglio e un aiuto? Quali sono gli adulti significativi ed educanti del nostro paese?

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